La vita a quarant'anni.
Eccome se cambia

L’inizio della disfatta o una nuova rinascita? Devo ancora capirlo, quindi niente spoiler.

Capita ogni volta che vado a cena a casa dei miei genitori. 

Che è dove vivevo anch’io fino a dieci anni fa. 

La mia cameretta è rimasta uguale da quando ce ne siamo andate, prima mia sorella e poi io. Fatta eccezione per il poster dei Backstreet Boys dietro la porta, mia mamma non vedeva l’ora di disfarsene. Li ha sempre trovati brutti quei quattro “mandoloni” – che poi erano cinque, ma si sa che i numeri nel dialetto veneziano hanno un valore tutto diverso. 

Con quelle braghe larghe, mica se la saranno fatta addosso? ci chiedeva quando avevamo il permesso di vedere Mtv, il canale dell’oblio.

[ehi, ammettilo: che qualità di ricordo ti ho sbloccato con questo pezzo?]

Me ne rendo conto al portone, che qualcosa è cambiato.

Il mio naso -grande per qualcosa- indovina il profumo delle seppie in umido già dello zerbino. Polenta gialla e insalatina fresca, quella croccante condita con un po’ di cipolla stufata in padella, olio e limone. Che sgrassa (sarà vero).

Mi guardo i piedi prima di girare la chiave e sentire quel cloc della serratura, lo stesso che cercavo di zittire in tutti i modi quando rientravo troppo tardi la sera qualche anno fa (qualche?).

Non ci credo, ho messo le scarpe con quel po’ di tacco per venire a cena dai miei, di sabato sera. Cioè, mi sono messa in tiro per un piatto di seppie in umido.

Ecco com’è la vita nei quaranta, mi sono detta.

Si capovolge tutto, metabolismo ed equilibrio sonno-veglia inclusi.

Da giovane non mi tiravo neanche per andare a mojiti con le amiche. Ho sempre preferito il casual, adidas basse anche con le gonne, capelli raccolti, zero rossetto.

E adesso guardami: crema antirughe, correttore per le occhiaie, chioma fonata (che mi sta comunque di emme), ombretto scuro e ciglia nere, gloss tendente al rosso, orecchini pendenti super vistosi.

Ma dove minchia devo andare? In via Cimitero, dove ho sempre abitato. Sai che vita.

Da quando ho festeggiato i miei “anta” mi sento cambiata, diversa in almeno qualcosina, non in tutto. Resto pur sempre io, una minchiona patentata. Però ho delle consapevolezze nuove, do importanza a cose diverse, di un altro valore. O così mi pare.

Le priorità cambiano, questo è vero. Una fra tutte è la qualità del sonno.

E che non mi si dica il contrario, che con il passare degli anni si dorme sempre meno. Cazzate: io devo dormire almeno nove ore a notte o mi sveglio Satana.

Un altro fatto, anzi due, che sono diventati di vitale importanza per me sono: uno, cosa si mangia e due, c’è un bagno se mi scappa la cacca. 

E se non le spunto entrambe, facile che non mi muova neanche da casa.

Se si passa la serata da amici io mi porto le mie pantofole (a parte quel sabato sera dai miei, ma solo perché a casa loro c’è un paio di ciabatte ciascuno, e le mie sono quelle di pelo rosa). Sì, voglio star comoda perché dopo mangiato mi si gonfiano i piedi.

Stessa cosa vale per i jeans. Vita bassa? Rischio che mi scendano alle caviglie con la ciambella che mi ritrovo sotto l’ombelico. Ciambella che per altro ho da quando avevo due anni, per via della lordosi (o lardosi?), quindi. Finti jeans premaman tutta la vita, non sono sexy lo ammetto, ma almeno non mi scappa da pernacchiare ogni due minuti perché la cinta mi preme lo stomaco. Devo pur sempre darmi un contegno da signora, no?

La borsa dell’acqua calda è la mia nuova migliore amica. 

Anche la tua? E non solo nei giorni di ciclo, direi piuttosto ogni sera da fine ottobre a metà marzo. La attacco alla spina -adesso ce ne sono di quelle che si riscaldano con la corrente, roba che ci resto fulminata una volta o l’altra- e me la accomodo altezza cervicali. Non fa un emerito ma mi prende una piomba alla palpebra che neanche il lexotan.

Al contrario, quando è agosto e prenoti il cinema all’aperto che ti piace tanto, ti prepari la borsa per andare in campeggio. Giubbino 30 grammi, sciarpetta di cotone, copertina di pile. Giuro. Perché non si sa mai: meglio avere caldo e spogliarsi che battere i denti e non avere di che coprirsi. Me lo dice ancora adesso mia nonna Ada, a novantaquattro anni. Lei sì che ne sa a pacchi.

Indipendentemente dal clima e dalle stagioni, quando vado a fare la spesa al supermercato, porto sempre una giacca con me. Per il reparto surgelati. Una volta, d’estate, mi è capitato di indossare una tovaglia dagli scaffali dei casalinghi, stretta in vita, per non cedere alla dissenteria. Poi, carichi la spesa in macchina con trentacinque gradi all’ombra e, oltre a squagliarsi il gorgonzola, ti si sciolgono anche i bulbi oculari, ti cola il rimmel e sei subito nei Kiss. Vabbè, ma questa è un’altra storia.

O forse no. Perché improvvisamente anche il caldo ti diventa insopportabile. Non vedi l’ora che arrivi l’estate per toglierti finalmente quel colorito verdognolo dalla fronte ma già a giugno boccheggi e rimpiangi i maglioncini di finta lana. Roba da aprire l’armadio, sniffare il profumo dell’ammorbidente e ti si inumidiscono gli occhi.

Ma un aspetto positivo del diventare ufficialmente adulte c’è, cara mia:

se già sei una tipa tendenzialmente intollerante verso le ingiustizie della vita, passati i quaranta hai il sacrosanto diritto di attaccar briga ogni volta che ti gira la “pitantana”. Perché non c’hai mica più tanto tempo da perdere te! Figuriamoci andando avanti, di che qualità saranno le mie baruffe. Non vedo l’ora.

Eppure, non mi sono mai sentita così giovane e forte come oggi. Oddio, forte. A giorni alterni per lo meno.

Sarà perché un po’ ho imparato a stare a sto mondo o -più probabile- perché ho capito il senso del vivere bene: fregarsene del giudizio degli altri. Sì, è come se avessi tutte le soluzioni a portata di mano: ah, se tornassi indietro!

Eh. Sai cosa mi risponderebbe la dottoressa Arcazzo Grazia? Sì che lo sai.

Da ragazzina cercano di spiegarti che le risposte che stai inseguendo, che brami per poter crescere in fretta, arriveranno con il tempo. Omettendo di quantificare quanto tempo. E non specificano nemmeno che, quando le risposte finalmente arriveranno, saranno comunque sbagliate! 

Aimè. Continuerai sempre a preoccuparti di quello che non sai, di quello che non sei, di quello che non puoi avere.

 

E sai cos’ho imparato a questo proposito? No che non lo sai, eh! 

Mmm… nemmeno io, mi sa.

Sono Chiara Foffano, copywriter freelance.

#Scrivoatuttapenna liste, idee, ricette, pensieri gentili, sogni. Ma anche landing pages, blog post, newsletter, presentazioni, brochures. 

Comunicare facile, con gentilezza, rispetto e un pizzico di ironia, è il mio più grande obiettivo. Sempre.

Questo blog è un po’ inutile.

Ma sai cosa: mi è necessario.

Con tutte le difficoltà e gli imprevisti della vita, sentivo il bisogno di uno sfogatoio, spazioso.

Perciò, ho creato da me il posto dove incanalare le mie emozioni represse: nell’etere del web ci stanno tutte, anche le tue.