Se fossi nata Claudio

Un ragazzo gentile e sì, pure caruccio. 

Ma, proprio come i bulloni che usa per costruire “cose”, totalmente spannato.

Prima di cominciare -che ti vedo già con il sopracciglio destro a vù- metto in chiaro subito una cosa importante.

Questo articolo non vuole nuocere alla salute di nessuno, non è mia intenzione offendere o fomentare sconvenienti cliché sessisti. È solo una mia riflessione, personale e creativa, se quel 12 luglio dell’82 (adesso sai anche quando farmi gli auguri) fossi nata, com’era annunciato, con un pezzetto in più invece che con uno in meno.

Se di meno, poi, si tratta.

[Quindi, alza il volume e canta con me.]

Quella volta, secondo i piani -e forse anche i desideri- di mia madre, sarei dovuta nascere maschio. 

La pancia era troppo bassa, enorme, non poteva che andare così. E invece sono nata io: poco meno di duemicilaecinquecento grammi di esserino urlante e spiluccato. Spesso mi chiedo che tipo di uomo sarei stata se fossi nata Claudio. Questo era il nome destinato per me.

Partirei da qui: se fossi stata Claudio non starei di certo scrivendo questo articolo, non mi preoccuperei della forma (di quella scritta e di quella fisica) né del perché spenderci tempo.

C’è davvero gente che legge ‘sta roba?

Se fossi Claudio avrei di sicuro molte meno paranoie.

Una fra tutte: cosa penseranno gli altri di me?

Diciamolo: i maschi non sono stati programmati per porsi questa domanda, né tante altre a dire il vero. E, com’è giusto che sia, vivono di conseguenza.

Quale sarà il cassetto dei calzini? Perché sistemare il letto se tra poco schiaccio un pisolino? Perché dare soldi al barbiere se anch’io ho un rasoio? Cos’è l’asse da stiro? Cosa significa di preciso mettere in ordine?

Ma non è mica colpa loro se non sanno alcune cose, povere creature. Una spiegazione a questa mancanza c’è e non può essere che questa: il Signoregesù quella volta dell’umanità si è reso conto che ops, l’aveva fatta più grande di quanto pensava. E mo’ come ne esco? Così s’è messo a distribuire intuiti, tette, fortuna e pance piatte a manciate, a qualcuno sarebbe andata bene e ad altri pace.

Nacquero così le categorie di donne con i capelli perfetti anche appena alzate dal letto e di uomini totalmente liberi dal senso del perché, del percosa e del percome.

Il Signoregesù ci ha lasciato poi il divertimento: andate e mescolatevi. E per questo noi ti ringraziamo, amen.

In alcuni bei maschioni, l’aurea del “ehi bebi, ma dove mi trovo?” con occhio ammiccante e sorrisetto sornione, ci fa un po’ girare la testa a noi femmine, non è vero? Dai, avvampiamo di botto, oddio sta guardando proprio me, ci chiediamo.

E come non chiedercelo, con quell’occhiolino compulsivo che sembra un tic. 

Stai tranqui man, ti trovi sul pianeta terra, presente? È dove le persone si incontrano, hanno degli armadi dove riporre cose, si perdono in relazioni improbabili, si riproducono e mangiano fino a sfondarsi, le ultime due in questo ordine.

Se fossi Claudio non starei a rimuginare sul futuro, né tanto meno sul passato. Troppa fatica a perdere. Altro che mantra zen, respirazione yoga e sessioni di meditazione. Sono un uomo, il qui e ora è nel mio pacchetto (non quello di pacchetto, sì insomma, hai capito).

Le cose davvero importanti, quelle che mi rapiscono nel bel mezzo di un colloquio di lavoro o di una dichiarazione d’amore eterno (per cui me la farei sotto quasi di sicuro), sono: 

quella fastidiosa cuticola del dito medio, un alone d’olio sulla patta dei pantaloni che chissà come c’è arrivato lì, un ribelle ragnetto sulla spalla destra, ma ciao.

La mia giornata è tanto buona quanto è grande l’”ospite” che abita nel mio ombelico, quella pallina di pelucchi che trovo a sera quando mi sfilo la maglietta per buttarmi in doccia. Se non trovo coda all’autolavaggio è ottima e se la mia squadra del cuore vince la partita, mi sento autorizzato a bullarmi con i colleghi la mattina dopo, come un re. Questi sono i miei criteri di valutazione e non ne trovo di più utili o affidabili.

Il mio migliore amico è lo stesso dell’asilo, il Checco. Con lui si ride un sacco e per niente, non servono chiacchiere, confidenze o giustificazioni. Io so chi è lui e lui sa chi sono io. E se ci incazziamo basta un giro in vespa e una birra per tornare quelli di prima.

Vivrei volentieri da solo, se la mia donna non mi avesse incastrato in questa cosa del vuoi restare da me dopo cena. Come se dopo una serata di pizza, birrette e sesso dovrei avere chissà quale motivazione a tornare nel mio appartamento dal frigo vuoto e sprovvisto di asciugatrice (invenzione che approvo, anche se non mi preoccupo molto di quella roba lì). Ovvio che resto da te, tanto dormo in mutande e domani mi vesto esattamente come oggi, chi vuoi che se ne accorga.

Però amo questa donna, davvero, anche se cerca di migliorarmi, dice lei. Sì, la verità è che mi vorrebbe un po’ diverso da quello che sono, più attento, più premuroso. Ma io non ci do tanta importanza agli intenti, a certi gesti che sono solo gesti, non sono fatti. Sai che ti dico? Che restare da te dopo cena ha più peso di tutto e questo è un fatto.

A far la spesa ci passo le ore perché, quando si tratta di cibo, sono un eterno indeciso. Non so cucinare quindi non so bene di cosa ci si debba nutrire oltre a insaccati, formaggi stagionati e patatine. Dicono però che, se non voglio pagarle tutte con gli interessi dopo i cinquanta, devo darmi da fare adesso per combattere i maniglioni dell’amore (what?). Ehi, ma ho mai fatto del male a qualcuno? A me non risulta, perciò viva i taglieri, l’alcohol, i pop-corn e la play prima di dormire (le volte che non resto a dormire da lei, si sa).

Il mio guardaroba è composto da: jeans, due camicie per gli “eventi”, magliette a maniche corte bianche e nere, felpe. Calzini grigi, alcuni con i buchi. Una cintura. Mutande. Non credo mi serva altro.

Come in bagno: spazzolino, pettine, gel, regolatore barba, docciaschiumadueinuno. Accappatoio. Stop.

Ai libri preferisco i docufilm sulle star della musica, quelle di una volta, mica Taylor Swift. Quindi i muri mi sono utili per appendere le mie chitarre, non le librerie Ikea. Divano in pelle, ad angolo. Mi ci faccio di quelle ronfate che non puoi capire.

Diventare padre un giorno non mi preoccupa: se capiterà, lo sarò e se non capiterà, sarò altro. Il lavoro sì, ci vado perché sono bravo in quello che faccio, ma non è che mi interessi davvero davvero. Voglio solo arrivare ad avere un giorno un mio garage di proprietà, a uso esclusivo, per riparare la vespa o inventare cose con i quattordici milioni di viti, trapani e bulloni che ho nello scaffale.

Penso un pensiero alla volta, per questo mi considero una persona piuttosto semplice.

Ecco, questo sarei io se fossi nata Claudio: 

un uomo gentile e con la testa sulle nuvole, che non è davvero consapevole della sua forza e che gli viene spontaneo desiderare il bene per gli altri. Tutto sommato, non così diverso dall’originale.

Ah, fatta eccezione per la birra: viva i mojiti sempre! (o vedi foto).

Cin cin!

Sono Chiara Foffano, copywriter freelance.

#Scrivoatuttapenna liste, idee, ricette, pensieri gentili, sogni. Ma anche landing pages, blog post, newsletter, presentazioni, brochures. 

Comunicare facile, con gentilezza, rispetto e un pizzico di ironia, è il mio più grande obiettivo. Sempre.

Questo blog è un po’ inutile.

Ma sai cosa: mi è necessario.

Con tutte le difficoltà e gli imprevisti della vita, sentivo il bisogno di uno sfogatoio, spazioso.

Perciò, ho creato da me il posto dove incanalare le mie emozioni represse: nell’etere del web ci stanno tutte, anche le tue.