Prova costume?
Io credo in me stesa

Per una naturale pancia piatta, sotto l’ombrellone, vince la posizione supina. 

Questa cosa della prova costume a giugno a me sembra un po’ una cazzata.

Dico giugno perché pare che prima, della forma, non gliene freghi granché a nessuno. Prima di giugno non è necessario mangiare sano, bere tanto e fare movimento. Prima di giugno puoi strafogarti di carboidrati e dolci, bere gassato e sì, una passeggiatina ogni tanto toh, giusto per scendere il cane a far pipì. Dei bikini, fino a ben dopo la Pasqua, neanche l’ombra. Non se ne parla.

Ma da giugno occhio che c’è la prova costume.

E via giù a parlar di vacanze, parei, destinazioni balneari, diete mediterranee e chetogeniche, allenamenti a zone per buttar giù culi e panze. Perché c’è la prova costume.
 

Per non parlare delle pubblicità alla tele o le sponsorizzate sui social: canoni estetici da concorso di bellezza, uomini sul cui addome si può giocare a scacchi, corpi glitterati e capelli morbidissimi. Perché secondo i pubblicitari al mare non si suda, non ti si appiccica la frangetta alla fronte, non hai il baffetto imperlato per i quarantadue gradi all’ombra e il settordici per cento di umidità.

Mi chiedo come affrontino la questione chi ha la fortuna di partire per un viaggio caraibico in gennaio: non li invidio (bugia) solo perché me li immagino costretti a frequentare outlet in cerca di slip acrilici, manco fossero il buon vecchio Frank di Shameless a elemosinare una birra. 

Inutile, non se ne trovano.

Lo dicono soprattutto a noi donne, occhio alla prova costume. Come se fosse un esame (l’ennesimo) a cui dobbiamo sottoporci.
Meglio superarlo, almeno quest’anno, che i trenta (quaranta, cinquanta) non li aspettiamo più.

Come perdere peso in una settimana? Non ce la fai bella mia, dovevi moderare i pasticci, i pandori, le colombe, le frittelle e il cioccolato. Ben prima di giugno.

Vuoi eliminare la pancia gonfia e sentirti bene con il tuo corpo? Distenditi tesoro. Supina. E la pancia si distende come la pasta della pizza napulé.

Ti vergogni di quei fastidiosi inestetismi cutanei? Bah. Li vedo da così tanti anni. Più che delle vene varicose mi danno noia le mie incoerenze d’animo. Ma qua si aprono altri capitoli per cui avrei bisogno di una seduta dalla psicoterapeuta.

Prepara la tua pelle all’estate con lo scrub skincare fatto in casa, totalmente naturale. Sale rosa dell’Himalaya, olio d’oliva biologico del frantoio Stacippa di Assisi, succo di aloe messicana. Frulla, smiscia e spalma. Il risultato, immediato!, è che sei pronta per essere infornata a 180 ventilato. Qualche fettina d’arancia e fai concorrenza al tacchino del ringraziamento.  

E la tua pelle resta la tua pelle, quella di quando avevi i brufoli, ma con qualche grinza in più. Niente di grave, è tutto nella norma.

Le nuove tendenze moda estate 2024, non vorrai mica perdertele? Guarda, potrò anche capirci un secchio ma a me pare che somiglino una cifra a quelle del 2023, ma con una sfumatura di giallo più carico.

Perché al mare l’estate non è estate se non c’è del giallo a far risaltare l’abbronzatura. Il giallo sbatte raga, finiamola di illuderci che si può indossare. Il giallo solo a zia Jess e alla tipa dei Rocher. Stop.

E poi c’è sta cosa che si va in spiaggia già abbronzati. Ma se fino a ieri a momenti esondava il Piave, come cacchio si fa ad arrivare alle ferie già marroni? Le vacanze al mare sono in estate non a caso, santoilcielo, per riscaldare le ossa, ossigenare i polmoni e dorarci la pelle. A gratis!

Sei bianca cadavere e non vuoi scottarti al primo sole della stagione? Imburrati di protezione 50 e goditi l’aria aperta, l’afa e il sabbione in mezzo alle chiappe. Vale la pena bruciarsi i soldi in lampade?

Però c’è poco da fare. Dopo mesi in cui interagiamo con il mondo protette da cappotti, ci relazioniamo con l’ignoto sicure nei nostri maglioni a collo alto, andiamo in ufficio sentendoci invincibili nelle nostre camicette sexy di satin, arriva quel giorno di primavera intensa che ci costringe a esporci, a spogliarci. Letteralmente. Dobbiamo lasciar giù l’armatura e andare.

E ci sentiamo finalmente libere sì, ma anche un po’ vulnerabili.

Specchi maledetti.

All’inizio di maggio, a lezione di pilates, mi osservo riflessa sulla parete al fondo della sala. Non mi guardo mai con l’intento di scoprirmi bella, anche se mi sorprendo facilmente, ma piuttosto per controllare che le mie posizioni in isometria siano corrette, bestemmiando a denti stretti. Non voglio diventare una parentesi graffa prima del tempo e incalcarmi la schiena qui, su questo morbido tatami.

Insomma, mi osservo per correggermi la postura e, chi è quella? Quasi non mi riconosco. Vuoi vedere che sono capitata al luna park senza rendermene conto, prigioniera del castello incantato? No, quella sono proprio io.

Nonostante la frequentazione di questo posto super sudato che dura da anni, quei rotolini addominali che mi ero ripromessa di affettare a colpi di crunch e russian twist e plank sui mignoli (ma chi se li inventa poi sti nomi?), non solo sono ancora lì gajardissimi, ma hanno tutta l’intenzione di rimanerci aggrappati!

Mi guardo meglio e mi dico: cazzo ci fanno, non se ne sono ancora andati??

Con un po’ di amarezza (e un vorticoso giramento di) ammetto che la mia vulnerabilità è tutta lì, tra le zinne e l’elastico delle mutande.

Ed ecco che inizio a pensare a tutto sto pippone della prova costume, devo scriverci qualcosa, mi dico. 

Rifletto: ma i difetti che ci vediamo addosso, donne e uomini, sono difetti per chi, di preciso? Vuoi vedere che sti rotolini qui li vedo solo io? (ci sono ci sono, eccome se ci sono). L’idea che io debba misurarmi con un due pezzi è tutta una malsana congettura cosmica per farmi dubitare, rendermi critica (ancora di più?) e pignola.  

Via, un due pezzi quanti centimetri di stoffa sono?

Educarmi all’autostima, imparare ad accettarmi in toto (non Cutugno, quell’altro) e a volermi bene gratuitamente sono cose mica da poco. A te come riescono? A me così così. Mi alleno ad abbattere le mie difese, ma poi le rialzo appena sono in dubbio, e poi le abbasso ancora per sembrare meno bacchettona. 

Insomma, funziono come il Mose: una gran fatica.

Ma sai che c’è? 

La prova costume, che ci sentiamo pronte o meno, la supereremo (comunque e insieme) per il semplice fatto che siamo qui, graziaddio, sotto l’ombrellone. 

Perché all’abbronzatura omogenea ci teniamo in fin dei conti.

E poi chissenefrega:
io la prova costume la supero anche STRAVOLTA!
 
 

Sono Chiara Foffano, copywriter freelance.

#Scrivoatuttapenna liste, idee, ricette, pensieri gentili, sogni. Ma anche landing pages, blog post, newsletter, presentazioni, brochures. 

Comunicare facile, con gentilezza, rispetto e un pizzico di ironia, è il mio più grande obiettivo. Sempre.

Questo blog è un po’ inutile.

Ma sai cosa: mi è necessario.

Con tutte le difficoltà e gli imprevisti della vita, sentivo il bisogno di uno sfogatoio, spazioso.

Perciò, ho creato da me il posto dove incanalare le mie emozioni represse: nell’etere del web ci stanno tutte, anche le tue.