L'animazione turistica d'estate

E niente, è già triste così. No?

Le mie vacanze estive sono già andate. Sono stata in Sardegna, isola che non si finisce mai di scoprire, sempre nuova. 

Con un fiero petto in fuori e narici larghe posso ammettere d’aver superato alla grande la mia prova costume: l’ultima settimana di giugno, nella Baia delle Mimose, tra Castelsardo e l’Isola Rossa, non c’è neanche il cane. La mia autostima ringrazia.

Fino al giorno prima di partire sono stata molto impegnata con il lavoro. Questo è un super pro ma di contro c’è che, a ridosso della partenza (leggi, il pomeriggio prima), l’ansia mi è montata su come la panna con le fruste: a falcate proprio. 

Oddio e se arrivo tardi all’imbarco? E se perdo il traghetto? E se l’appartamento che ho prenotato online non esiste?
Insomma, preoccupazioni anni Novanta.

Di sicuro avrò dimenticato qualcosa.

Ho organizzato le valigie in tutta fretta, cosa che non è da me. Invano cerco di fare una check list mentale di cosa c’è e cosa manca: non so te ma non mi funziona quella cosa lì, di dirmi a mente celo celo manca. È inutile: appena mi metto a fare la conta mi distraggo da un ciuffo di peli di Poldo che galoppa sul parquet o da un bombo che entra a tutta birra dalla finestra o ah, ecco il corriere suona al cancello, corro giù a ritirare il pacco (due libri per le vacanze) in mutande e reggiseno. Ooops, I dit it again.

Costume nuovo c’è, il sale grosso per la pasta l’ho preso, la pinzetta per i peli del mento è nel beauty, il coprimaterasso perché quello che trovi negli appartamenti mi fa specie, la raspetta per i calcagni secchi che dopo due giorni sulla sabbia ci grattugi il formaggio a scaglie, la mia moca rossa per il caffè, i sacchetti per il secco, salvaslip, diario, cerchietto per i capelli.

Uarcsh! ‘Sto bombo non se ne vuole proprio uscire, ma non vede che è fuori di qui la vera avventura?

L’appartamento esiste davvero, comunque.

Molto carino, sui toni dell’arancione, pulito. Terrazzo grande dove cenare, circondato da ulivi e cactus.

Nella descrizione, al momento di cliccare “prenota”, non era specificato che si trova in un residence. Niente male, ho pensato arrivando, qualche servizio in più fa sempre comodo: il mare a due passi, chiosco sulla spiaggia, piscine (scoperto poi essere a pagamento), minimarket (due confezioni di prosciutto crudo e un melone ventitré euro, ventitré euro!), animazione la sera.

Animazione la sera.

C’è stato un tempo, dopo le scuole superiori, in cui volevo diventare un’animatrice turistica.

Alla fine del secondo millennio (what?!) i licei linguistici erano presi d’assalto, tutti noi giovani studenti pensavamo che un buon modo per imparare una lingua e allo stesso tempo guadagnare un gruzzoletto (mai visti soldi prima dei diciotto, o molto pochi) fosse quello di prendere, partire, vivere in infradito per una stagione, fare balletti e tornei di ping-pong, e tornare con la grana. Presente il mito di Fiorello? Codino laccato e orribbbile giacca rossa con le spalline? Dal Karaoke dei villaggi turistici in Costa Smeralda a quello su Italia 1.

Avrei potuto farlo anch’io, mica sono scema: inizio con le lezioni di acquagim bordo piscina, accompagno ciurme di turisti a visitare le saline (ci sono ovunque delle saline da visitare) e finisco con Sanremo passando per Castrocaro. Non sembrava poi così difficile, fatta eccezione per il fatto che io non so nuotare. Sarei finita, e per botta di culo, al miniclub del Dolomiti Hotel Deluxe di Covtina, forse forse. Ah no, non so nemmeno sciare.

Vabbè.

La vita mi ha portata, graziaddio, per altre strade. Sbagliate anche quelle, per un po’, ma pur sempre strade.

Ordino una sambuca con ghiaccio.

Una cosa l’avevo dimenticata: le carte da Uno. Quelle ti salvano le serate in vacanza, quando non esci fuori a cena e la tv non prende Netflix.

La musica dello staff serale va a bomba, si sente fino a qui e pare che si stiano pure divertendo. All’arena del villaggio, la zona dove ci si ritrova per la serata, c’è un bar e qualche negozietto: due passi aiutano pur sempre a digerire, una sambuca va anche meglio.

Lo spettacolo del dopo cena prevedeva una carrellata di sketch, tra coreografie delle ballerine, danze di gruppo e scenette esilaranti. O così pareva.

Il pubblico era entusiasta, almeno quello in prima fila. Il resto dei tavoli batteva le mani stancamente e al momento del trenino (ma chi l’ha inventato?) si ritiravano come lumache. Mi sono sentita triste, tutta su un botto, e non avevo ancora bevuto la mia sambuca con ghiaccio e mosca. Quella mi guardava da lì, sudata anche lei, e sembrava dirmi: bevimi e scappa.

C’è sempre un momento di tristezza durante le vacanze. A me capita. Una sorta di nostalgia, non di casa, ma non so, della vita che passa, della bellezza della natura, della fine di un incontro.

Quel momento era lì, in me. Mi sono chiesta perché le persone adulte sentano il bisogno di essere intrattenute, di scimmiottare altre persone, costringendosi alla risata magari. Possibile che non abbiano nessun’altra alternativa? Un libro, le parole crociate, il sudoku, un’amaca su cui dondolarsi, il silenzio.

Ed è subito balla triste.

Mi è partito tutto un pippone, lì, con la mia sambuca alle labbra, sulla paura che noi essere umani abbiamo di stare soli e fermi. Lo Stare, semplicemente stare, crea problemi. È come un pustola sul sedere, se stai in piedi e ti muovi quasi quasi te la dimentichi, e appena ti siedi ahi ahi ahi, urli.

Oggi intendo il viaggio in modo diverso rispetto a quando studiavo “tecnica turistica” sui banchi di scuola (il mitico prof. Aversa). Il viaggio è una questione di rispetto, interiore e condiviso, è un tempo privilegiato, dove si ha la concreta possibilità di vivere fuori dall’ordinario, leggendo e scrivendo e nuotando e pescando e scalando e ballando. Tutte cose a cui normalmente non puoi dedicarti quanto vorresti.

Viaggiare è un’occasione, ogni volta, anche in metro, anche sul regionale Gaggio-Carpenedo con l’aria condizionata (o il riscaldamento) a palla.

Viaggiare è Stare. 

Ma da un’altra parte. E ci vuole davvero il fisico per farlo. 
Altro che codino laccato e giacche con le spalline.

Sono Chiara Foffano, copywriter freelance.

#Scrivoatuttapenna liste, idee, ricette, pensieri gentili, sogni. Ma anche landing pages, blog post, newsletter, presentazioni, brochures. 

Comunicare facile, con gentilezza, rispetto e un pizzico di ironia, è il mio più grande obiettivo. Sempre.

Questo blog è un po’ inutile.

Ma sai cosa: mi è necessario.

Con tutte le difficoltà e gli imprevisti della vita, sentivo il bisogno di uno sfogatoio, spazioso.

Perciò, ho creato da me il posto dove incanalare le mie emozioni represse: nell’etere del web ci stanno tutte, anche le tue.