La legge di Murphy, il cugino sfigato de Il Principe cerca moglie
Una lista – incompleta – delle sfighe di tutti i giorni.
Dopo un’ora di allenamento, centordici push-up e millemila minuti sui gomiti in planck, finalmente ti avvii agli spogliatoi.
Una doccia calda veloce e poi via a strafogarti (col cavolo che ti bastano due noci e una biscottata con la ricotta). Avvolta nell’asciugamano, frizionandoti i capelli, pensi al tuo spuntino (sì, pensi a quello). Ma… dove ho messo le mutande pulite?
La scelta è tra indossare quelle sudate o sederti in macchina dentro ai jeans prima pelle.
Ed è subito frenesia!
Hai capito benissimo di cosa parlo.
La lista delle sfighe di ogni giorno potrebbe non finire mai, questo è solo un assaggino. Ti va di continuare tu? Vedrai che alla fine (se ci sarà una fine) ci sentiremo delle persone meno peggiori.
Ah, giusto una precisazione prima di iniziare: il Murphy della legge che tutti conosciamo è Edward Aloysius Murphy, scienziato e militare americano della US Air Force. Non esattamente un cretino (mai più senza GeoPop).
Qui mi riferisco “al cuggino” di Murphy, quello che c’è in me e in te. Quello, appunto, sfigato sul serio.
Uno. Sei alle casse del supermercato.
Davanti a te la scelta: la tre o la sei? Entrambe le code sembrano filare lisce.
Scegli la sei perché era il tuo numero nel registro di classe delle superiori: Bertan Bonometto Bortolato Bresolin Busetti Foffano. Ma il Quelo non parlava a caso e neanche Murphy. La sei è la cassa sbagliata. Qualcosa nel rullo si inceppa. Il cliente davanti a te è ghiotto di mozzarella di bufala, è in promo, ma tu non l’hai scelta perché la dietista dice che è super grassa. Non vorresti mai farla incazzare o chissà cos’altro ti proibirà di mangiare.
Il codice a barre della mozzarella di bufala in promo non è leggibile dal sistema di infrarossi.
Il bip non fa bip, la cassiera ci riprova, telefona al collega che chissà poi da dove rispondono quei colleghi lì, dietro le quinte, ma niente. Il bip non fa bip.
Poi arriva una bellissima giovane su pattini a rotelle (ma c’erano anche da te negli anni Novanta? Io volevo candidarmi per il posto ma mia mamma temeva per le mie rotule) e finalmente la mozzarella di bufala in promo fa bip.
Ma poi: il porro non l’ha pesato? Eh vede, signore, la frutta si pesa al reparto, se non c’è il prezzo devo farla aspettare. E iniziano a salirti i sudori freddi, perché cristo santo non hai scelto la tre? Altri minuti di attesa e tu, che non vuoi sentirti come quelle nonne pressate dalla vita che non hanno tempo da perdere, ti senti esattamente come una nonna pressata dalla vita che non ha tempo da perdere.
E cacchio se è il momento meno opportuno: ti scappa -PROPRIO ADESSO- quella cacca che non fai da giorni.
Bip.
Due. Vaghi in un parcheggio da un quarto d’ora buono.
Piove. Ma piove in pianura padana, che è un’altra cosa. I vetri dell’auto sono appannati e nonostante i finestrini aperti non migliori la visuale. Non hai l’ombrello con te e fa freddo. Hai fretta, anzi, sei già ufficialmente in ritardo.
Posteggi con le quattro frecce per il tempo di un veloce WhatsApp: sto cercando parcheggio sono qui arrivo. Senza punteggiatura per fare prima.
Quando, davanti a te, non sai come e non sai da dove, vedi sfilare una macchina rosso accesa e infilarsi una panda grigio nutria subito dopo. Prima di te, al posto tuo. Che sei in ritardo.
Al che la tua vista si fa buia, una vampata da menopausa precoce ti sale ai lobi e fin sopra all’attaccatura della frangetta (che con questa umidità ti sta veramente di merda) e niente, non ci vedi più. Spingere con tutte le forze il clacson è un gesto primitivo, di una soddisfazione vergognosa. Tremi tutta. Ma guarda ‘sto cafone ma come si permette, adesso mi sente: fai scorrere il finestrino fino a giù, gomito sinistro fuori, mano destra ancora sul clacson a ritmo sincopato, prima o poi mi senti.
La portiera della panda grigio nutria si apre con fatica, quasi timorosa.
E tu già parti: Ehi, scusa. Sì ce l’ho con te, scusami! Ma ti sembra giusto? Stavo aspettando io il posteggio, il rispetto l’hai lasciato in salotto di casa tua, bello comodo sul sofà-beato-chi-so’-fa-er-sofà? (sì, perché in quel momento ti esce l’intero spot della Ferilli da quanto sei incazzata).
All’improvviso ti fai di marmo. Cuore, testa, gambe. Marmo.
Una figurina curva si staglia nella nebbia, ha difficoltà a scendere dall’auto, vibra mentre cerca di aprire l’ombrello con -apparentemente- tutte le sue forze. Si sarà rotto proprio adesso? Un vecchino con la cuffia di lana calata sugli occhiali cerca di inquadrare l’immagine dietro a quei fari accecanti. Si copre lo sguardo con una mano inguantata come quando miri l’orizzonte dal cucuzzolo della montagna (che poi si riuscisse a vedere meglio).
Sei a bocca aperta per le imprecazioni di poco prima che però si silenziano all’istante: ti rendi conto di sbraitare contro un ottantenne (a essere ottimisti) in panda grigio pantegana che ha appena perso il suo ombrello in una giornata di pioggia in val padana.
Ma puoi essere più stronza di così?
Apri WhatsApp: ritardo un pochino. Punto.
Tre. L’ora del merendino.
Undici del mattino, decidi di fare una pausetta dalla tua scrivania. Ti alzi per sgranchirti un po’ rendendoti conto che gli anni passano anche per te. Maledizione.
Sempre per non deludere la dietista sopra citata, sai bene di dover spezzare la fame con una sana macedonia (senza zuccheri aggiunti). Ce l’hai pronta in frigo, preparata ieri. Ma scostando le birrette la vedi: la cioccolata.
Subito il pensiero laterale si accende: grissini, vasetto di cioccolata, ciucciamento finale di dita. Ecco la merenda che vuoi e la vuoi adesso.
All’ultimo controllo in bilancia non sono mica andata male, anzi! Chi se l’aspettava di perdere i due chiletti di troppo in così poco tempo? Un regalino me lo merito eccome.
I grissini sono nella dispensa sopra al forno tec. La crema di cioccolata ce l’ho già in mano tec. Le salviette sono qui tec. Un buon caffè arabica in capsule tec. E la merenda è pronta tec.
Il godimento della cioccolata, si sa, parte dall’affondo del grissino, morbido e pieno di dolci aspettative. E tu, che sei super fan dei momenti perfetti, scaldi il vasetto in microonde per un quanto basta alla giusta scioglievolezza. Eccola lì la goduria: prendi il primo grissino e…
Croc. Una frazione di secondo e tutto il piacere evapora in un espiro. Ma nooo, che ca…!
Quel croc ti apre un mondo di pensieri che non ti aspetti. Resti incantata a fissare il grissino spezzato tra indice e pollice e ti chiedi quale sia, e dove, il senso della vita.
Perché ti senti sempre così inadeguata e insicura? Sai di essere una bomba in quello che fai, su. Perché i cambiamenti ti spaventano così tanto? A volte sono solo delle ottime possibilità! Perché sei finita a vivere in un appartamento così piccolo e dicevi di sognare una casa in campagna? Non fai abbastanza per i tuoi sogni oppure è soltanto una questione di sfighe e incontri sbagliati?
Croc. Proviamone un altro, questo andrà meglio.
Sono Chiara Foffano, copywriter freelance.
#Scrivoatuttapenna liste, idee, ricette, pensieri gentili, sogni. Ma anche landing pages, blog post, newsletter, presentazioni, brochures.
Comunicare facile, con gentilezza, rispetto e un pizzico di ironia, è il mio più grande obiettivo. Sempre.
Questo blog è un po’ inutile.
Ma sai cosa: mi è necessario.
Con tutte le difficoltà e gli imprevisti della vita, sentivo il bisogno di uno sfogatoio, spazioso.
Perciò, ho creato da me il posto dove incanalare le mie emozioni represse: nell’etere del web ci stanno tutte, anche le tue.
